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venerdì 12 dicembre 2014

Scelta vegan ed ecologia

Scelta vegan ed ecologia

Tutto ciò che riguarda il regno animale è collegato con il regno vegetale....e questo è noto !
Noi esseri umani siamo l'unico animale che non vive in armonia con il regno vegetale e il nostro impatto ecologico sulla natura è disastroso.
Guardando tutto ciò da una prospettiva vegan, vediamo come scegliere di ridurre la produzione di carne può migliorare sensibilmente l'attuale situazione. Dico ridurre e non eliminare , perchè è utopistico immaginare un mondo totalmente vegan !
A parer mio , essere vegan è una risposta estrema all' altrettanto estremo sfruttamento animale. 
Secondo il report "Peak Meat Production Strains Land and Water Resources",pubblicato da poco dal Worldwatch Institute, nel 2013 l' Asia ha prodotto 131,5 milioni di tonnellate di carne, che rappresentano quasi il 43 per cento della produzione mondiale. L'Europa è seconda (58,5 milioni di tonnellate), seguita dal Nord America (47,2 milioni di tonnellate) e Sud America (39,9 milioni di tonnellate). La Cina da sola ha rappresentato quasi la metà della produzione globale di carne suina nel 2013.

Per allevare tanti animali c'è bisogno di tanto spazio e il 70 per cento dei terreni agricoli del pianeta è utilizzato per il pascolo degli animali. Un altro 10 per cento viene utilizzato per coltivare cereali per nutrire il bestiame (per carne e latticini).
La costante crescita della produzione globale di carne stia arrivando a un costo ambientale devastante. I metodi industriali nel settore zootecnico abbattono ettari e ettari di foreste per espandere i pascoli e utilizzano enormi quantità di acqua. Il danno , quindi che si procura non è solo agli animali da allevamento intensivo, ma anche a tutte le altre specie che perdono il loro habitat in seguito alla deforestazione.
La cosa incredibile è che , ormai è risaputo che mangiare una quantità eccessiva di carne provoca varie malattie , tra cui il cancro, ma come se non bastasse distruggiamo anche l'ecosistema incentivando i cambiamenti climatici e i recenti disastri ambientali !

Gli scienziati del Worldwatch Institute, e non solo gli ambientalisti e gli animalisti , sostengono che è necessario subito invertire la rotta !!!


martedì 9 dicembre 2014

Dimagrire con una dieta vegan ( the vegan diet to lose weight )

Dimagrire solo perchè si mangia vegan ?



Si succede , ma dipende da come e cosa si mangia anche in questo caso, e dallo stile di vita che si ha. Una buona e costante attività fisica è sempre consigliabile e, il più delle volte , necessaria per mantenersi in forma e in buona salute.
Per perdere peso con tranquillità: non bisogna essere schiavi della bilancia, e dunque non pesatevi troppo spesso, e abbinate la dieta alimentare a una sana attività fisica quotidiana, che aiuti il corpo a un dimagrimento sano. Non si deve per forza andare in palestra: bastano 30 minuti di camminata veloce al giorno, inoltre è consigliabile evitare l’ascensore e preferire le scale, nonché andare a fare la spesa a piedi invece che in automobile.



La dieta vegana agevola un dimagrimento sano soprattutto a causa dell’alto apporto di fibre contenute negli alimenti chiave di questo regime alimentare. Quando si mangiano infatti cibi ricchi di fibre, si potrà avere un intestino pulito, libero da ogni tipo di tossina. I prodotti di origine animale non contengono fibre e pertanto finché continueranno a mangiare questi alimenti, gli onnivori avranno più difficoltà di un vegano nel perdere peso.
Bisogna assicurarsi di rispettare la piramide alimentare vegan poiché rappresenta un ottimo punto di partenza per comprendere i vari gruppi di alimenti necessari a seguire una dieta equilibrata. Ma questa piramide è stata creata per la popolazione vegan generale e va pertanto modificata per perdere peso: ad esempio, la quantità di cereali consigliata al giorno è di 6-11 porzioni, ma 11 porzioni sono davvero tante, quindi nel caso in cui si voglia dimagrire è assolutamente necessario optare per il numero minimo consigliato (6 porzioni).
Sperimentate con i cereali integrali, meno calorici di quelli classici e contenenti comunque tutte le sostanze nutritive di cui si ha bisogno. Sono carboidrati complessi sani che il nostro corpo sfrutta per produrre energia, ma alcuni (come il grano) sono più difficili da digerire. Sperimentate cercando quelli che riuscite a digerire meglio e più in fretta.
Sono da evitare gli zuccheri aggiunti, per favorire invece quelli naturali, contenuti ad esempio nella frutta. Sconsigliati pertanto i succhi di frutta, una fonte non necessaria di zuccheri e privi di fibra: si dovrebbe optare esclusivamente su frutta fresca o frullati fatti in casa. Ottima la verdura a foglia verde, come il cavolo, le cime di rapa, i broccoli e via dicendo, che forniscono al corpo nutrienti vitali tra cui il calcio, e aiutano molto nella perdita di peso.
Come per ogni dieta, anche in quella dimagrante vegana bisogna bere molta acqua, circa 8 o 12 bicchieri al giorno. Consigliata anche un po’ di frutta secca, come ad esempio le mandorle che danno una spinta al metabolismo, o le noci, fonti di importanti grassi sani e ricche di proteine. In questi casi però attenzione alle quantità: 1/4 di una tazza di frutta secca al giorno è più che sufficiente.



La vitamina B12

La vitamina B12.     (  The vitamin B12 )


La vitamina B12 , nell'ambito della dieta vegana è un argomento molto controverso, e a riguardo ci sono posizioni opposte. 
Vediamo innanzitutto cos'è la B12.
La vitamina B12 (o cobalamina) è una vitamina essenziale (cioè che il nostro organismo non è in grado di produrre) solubile in acqua, che si trova comunemente in una varietà di alimenti come pesce, crostacei, carne e prodotti caseari. La vitamina B12 aiuta a mantenere sane le cellule nervose ed i globuli rossi ed è necessaria anche per sintetizzare il DNA, il materiale genetico presente in tutte le cellule. La vitamina B12 può essere sintetizzata in natura solo da batteri, funghi e alghe. È presente, seppure in piccolissime quantità, in tutti gli alimenti di origine animale per l’accumulo delle quantità sintetizzate dai batteri. Il fegato ne è particolarmente ricco. Gli alimenti vegetali non contengono vitamina B12, salvo nel caso in cui siano stati contaminati da microrganismi.
Detto ciò , sulla necessità di assumere B12 tramite integratori, per chi ha scelto una dieta vegana , il dibattito è aperto.
Tratto dal libro Simply Vegan: Quick Vegetarian Meals di Debra Wasserman, è anche la posizione sposata da Scienza Vegetariana :
La vitamina B12 è necessaria per la divisione delle cellule e la formazione del sangue. Gli alimenti di origine vegetale non contengono vitamina B12, se non quando sono contaminati da microrganismi. Per questo motivo, i vegani devono integrare la propria dieta con vitamina B12 contenuta in altre fonti. Nonostante il fabbisogno di vitamina B12 sia molto modesto - 1 milionesimo di grammo (cioè 1 microgrammo) al giorno per gli adulti- una deficienza di vitamina B12 rappresenta un serio problema, che può danneggiare irreversibilmente il sistema nervoso. I vegani previdenti includeranno quindi nella propria dieta il giusto apporto di vitamina B12. Ad ogni modo, una deficienza di vitamina B12 è veramente molto rara, anche tra i vegani da lunga data.
Normalmente, la vitamina B12 è prodotta nell'intestino tenue, insieme alla bile e ad altre secrezioni, per essere poi riassorbita, ma il processo non aumenta la scorta di B12 del nostro corpo. Poichè queste piccole quantità di vitamina B12 non vengono riassorbite, è possibile che le scorte precedentemente immagazzinate di vitamina B12 siano consumate e terminate. Il nostro organismo può comunque reimpiegare la vitamina B12 in maniera molto efficace e la sua deficienza rappresenta un'eventualità davvero rara.
I batteri presenti nel tratto intestinale producono vitamina B12. La maggior parte di essi è situata nell' intestino crasso, ma sembra che la vitamina B12 sembra non possa essere assorbita da tale parte dell'intestino

Possibili fonti di vitamina B12

Alcuni batteri presenti nel tratto intestinale producono vitamina B12 . La quantità di vitamina B12 prodotta non sembra però sufficiente a prevenirne la deficienza.
Sebbene alcuni vegani possano assorbire sufficiente vitamina B12 lavandosi le mani in maniera inadeguata, quest'abitudine non costituisce una fonte di vitamina B12 consigliabile. I vegani che in precedenza consumavano alimenti di origine animale possono aver immagazzinato scorte di vitamina B12 che non verranno esaurite prima di 20, 30 anni , o ancora oltre. Chi è vegano da molti anni, i neonati, i bambini, le partorienti e le madri che allattano necessitano di un maggior apporto di vitamina B12 e dovrebbero prestare particolare attenzione nel procurarsene a sufficienza.

Fonti vegane consigliate

Esistono diverse affidabili fonti vegane di vitamina B12. Almeno una marca di integratori, la Red Star T-6635+, è stata testata e ne è stato dimostato il contenuto di vitamina B12 in forma attiva. Questa marca viene spesso etichettata come Vegetarian Support Formula, con o senza l'aggiunta della dicitura T-6635+. E' un'affidabile fonte vegana di vitamina B12. Le Saccharomyces cerevisiae contenute negli integratori sono fermenti sviluppati in una soluzione di melassa che si presentano sotto forma di fiocchi o polvere di colore giallo. Hanno un sapore che ricorda il formaggio. Questi fermenti sono diversi dal lievito di birra o dai fermenti di torula. Possono essere utili a chi non tollera fermenti d'altro genere.
La RDA di vitamina B12 per gli adulti (che prevede un margine di sicurezza) è pari a 2 microgrammi al giorno. Due microgrammi di vitamina B12 sono contenuti in 1 cucchiaino dell'integratore Red Star T-6635+ in polvere o in 1-1/2 cucchiaino, se in fiocchi, o in 2 cucchiaini abbondanti, se in granuli. Parecchie ricette presenti in questo libro contengono questi ingredienti.
Un'altra fonte di vitamina B12 sono i cereali fortificati. Ad esempio, i cereali Grape-Nuts contengono vitamina B12 e 1/2 tazza di Grape-Nuts o 1-1/8 tazza di Grape-Nuts Flakes contengono 2 microgrammi di vitamina B12. Raccomandiamo di leggere l'etichetta dei vostri cereali preferiti, perché diverse marche non includono la vitamina B12 tra gli ingredienti.
Sia il latte di soia che diversi i sostituti della carne (fatti con glutine di frumento o germogli di soia per ricordare la carne, il pollo o il pesce) che alcuni integratori, possono essere fortificati con vitamina B12 (attenzione all'etichetta: non tutte le marche ne contengono). Parecchi supplementi di vitamina B 12 non contengono ingredienti di origine animale.
I vegani che scelgono di integrare la dieta con supplementi di B12, dovrebbero consumarne diverse volte alla settimana, sia che adottino un singolo integratore, sia che optino per la forma multivitaminica. Nonostante gli integratori possano contenere dosi di B12 molto superiori a quelle indispensabili, quando l'apporto di vitamina B12 è alto, sembra che se ne assorba meno. Ciò significa che, per soddisfare le nostre necessità, dovremo prendere questa vitamina più volte alla settimana.
Il tempeh, il miso e alcune alghe spesso vengono indicate come "ad alto contenuto di vitamina B12". In realtà, questi prodotti non sono fonti affidabili per questa vitamina, perché la quantità presente varia a seconda del tipo di processo al quale è stato sottoposto l'alimento . La metodologia standard per misurare la quantità di vitamina B12 presente in un cibo rileva sia le forme attive che quelle inattive della vitamina. La forma inattiva (chiamata anche "analoga") può interferire con il normale assorbimento e la metabolizzazione della vitamina B12 . I cibi fermentati e i vegetali marini contengono più fonti di B12 inattive che attive.
La vitamina B12 sembra sia presente anche nelle piante di coltivazione organica, ma in quantità estremamente ridotte. Secondo uno studio, bisognerebbe ingerire più di 23 tazze di spinaci organici, per soddisfare la RDA di vitamina B12 di un adulto. uesta non può essere quindi considerata una fonte di B12 sufficiente, perche' la quantita' presente varia ampiamente a seconda del tipo di pianta e di terreno nel quale è stata coltivata. Inoltre, le piante possono assorbire dal terreno delle vitamine analoghe alla B12, e la presenza di vitamine analoghe può interferire col contenuto di B12, o con la sua utilità per il consumo umano.

Totalmente opposta è la posizione di Valdo Vaccaro  [ Direzione Tecnica AVA - Roma 

(Associazione Vegetariana Animalista) Direzione Tecnica ABIN - Bergamo

(Associazione Bergamasca Igiene Naturale) ]

Tratto dal suo blog http://valdovaccaro.blogspot.it


GLI INTEGRATORI SONO QUANTO DI PEGGIO ESISTA SUL MERCATO


I ricercatori hanno anche provato l’inutilità e spesso addirittura la tossicità degli integratori alimentari presi al posto degli alimenti. Così definiti in etichetta per permettere ai produttori di aggirare la legge, che vuole per i farmaci una lunga sperimentazione scientifica. Fanno più male che bene, e decine di studi li sconsigliano. Famosa la ricerca in cui il gruppo delle donne a cui era stato dato come integratore il beta-carotene aveva più tumori. L’ultimo studio della serie, una mega-analisi danese, è stata citata in aprile 2013 sul blog Alimentazione Naturale.
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SULLA B12 ESISTE UNA VALANGA DI SPAZZATURA CULTURALE E DI SPECULAZIONE


Tornando però allo specifico argomento della B12, si citano spesso ricerche dai toni terroristici e catastrofici, tipo gli studi di Elmadfa e Singer che parlano di manifestazioni cliniche neurologiche come l'anemia perniciosa e l'iper-omocisteinemia, addossandole disinvoltamente alla popolazione vegana. Ricerche sponsorizzate da Big Pharma e mirate a rendere la gente dubbiosa, incerta e B12-dipendente. Ribadisco allora qualche punto-chiave della mia tesina "La religione tarocca e mistificante della B12", del 28/12/08. Leggere anche "Torpore, spossatezza, sonnolenza e cura globale", del 13/11/12.
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IL TERRORISMO DELLA NDC (NATIONAL DAIRY COUNCIL)


Dire che la B12 deve essere garantita per le partorienti e durante l’allattamento, per i neonati e durante i primi anni di vita, è terrorismo puro e tipico della NDC americana (National Dairy Council). L’umanità ha sempre fatto bambini senza troppi problemi. E i bimbi migliori nascevano in epoche vegetariane, come nell’antica Grecia e nell’antica Roma, quando i guerrieri di Sparta, gli atleti di Olimpia e i Legionari Romani vivevano di frutta e verdura, di uvetta, datteri e fichi secchi, e di grani abbrustoliti, e nessuno sapeva cosa fosse la B12 e tantomeno cosa fossero le supplementazioni. Le ricerche odierne di Campbell con The China Study hanno ricoperto di ridicolo questa spazzatura culturale.
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L'ESEMPIO DEL DR JOEL FUHRMAN, ALTRO BIDODICISTA NATO E CRESCIUTO STORTO


A sbagliare non sono solo gli pseudo-vegetariani e i dilettanti della ricerca, ma anche quelli che non dovrebbero cadere nei tranelli della FDA. Lo stesso Joel Fuhrmam, della ANHS sheltoniana, che ho conosciuto di persona a Baltimora, scriveva infatti sulla rivista Health Science dell’Agosto 93, in risposta al lettore messicano John Erwin. "Se il tuo medico ti ha prescritto B12, non è necessario che tu la prenda. Ci sono medici i quali credono che tutti i vegetariani abbiano bisogno di supplementarsi con la B12, ma questa idea non è suffragata dalla letteratura medica. Comunque, è consigliabile controllare i livelli B12 ogni 3 o 5 anni. Se sei tra quelli il cui livello è basso, come per esempio 150 pg/ml (picogrammi, cioè biliardesimi di grammo, per millilitro di sangue), l’uso di una supplementazione potrebbe essere raccomandato. La stragrande maggioranza dei vegetariani ha comunque livelli normali di B12".
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CASI ECLATANTI DI ANEMIA PERNICIOSA


Se uno fa il vegan assoluto, ma senza masticare per bene la buccia della frutta, senza mangiare verdure crude in abbondanza, senza mangiare una scaglia di grana o di mozzarella nella pizza o nel panino, allora può anche darsi una controllata ogni 3 o 5 anni, non fosse altro che per stare tranquillo con la mente. Ma le supplementazioni di B12 non sono affatto raccomandate. Solo se i livelli sono veramente bassi, e se nel contempo ci sono sintomi di danni neurologici o di anemia perniciosa, allora si potrà dare come emergenza straordinaria delle pasticche sottolingua o delle iniezioni di B12. Il tutto a scopo stimolante e non certo rimediale
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L'ANEMIA PERNICIOSA COLPISCE MOLTO DI PIÙ LA CONTROPARTE ONNIVORA


In conclusione, l'anemia perniciosa e i fenomeni neurologici paventati per i vegani sono ipotesi forzate e prive di riscontro nella realtà. Al di là dei valori tabellari B12 ai minimi termini, è rarissimo trovare vegani sofferenti di anemia, visto che il loro stato di maggiore pulizia interna consente migliore utilizzo delle varie vitamine inclusa la B12. Chi soffre di questi problemi è al contrario la controparte onnivora-carnivora che rivela alte percentuali di anemia perniciosa, nonostante i suoi alti e sbilanciati livelli di B12.


Gravidanza e dieta vegana ( Pregnancy and vegan diet )

Gravidanza e dieta vegana





La gravidanza è un periodo che comporta un aumento del fabbisogno nutrizionale, sia per sostenere il feto in rapida crescita, sia per consentire i cambiamenti che si verificano nel corpo della donna gravida. In tutto il periodo di gestazione, la quantità raccomandata di molte vitamine e minerali è superiore a quella raccomandata in precedenza. Le donne Vegane possono portare avanti gravidanze in buono stato di salute e i neonati ed i bambini possono seguire senza pericolo per la salute una dieta Vegan.
Sebbene le quantità raccomandate di vitamine e minerali siano maggiori in gravidanza, l'aumento del fabbisogno energetico (calorie) è relativamente ridotto. Per questa ragione, alcune regole ed attenzioni devono essere comuni per tutte le gestanti al fine di assicurare loro un adeguato apporto nutrizionale.
L'andamento relativo all'aumento di peso può variare da donna a donna. Tuttavia, si tende generalmente ad aumentare leggermente di peso nelle prime 12 settimane. In seguito, nel secondo e terzo trimestre, è comune un aumento di peso di circa 500 gr per settimana. Se si aumenta di peso lentamente o non si aumenta affatto, bisognerà cercare di mangiare di più. Mangiare più spesso oppure mangiare cibi più ricchi di grassi e più poveri di fibre potrà essere d'aiuto. Se il vostro aumento di peso appare eccessivo, analizzate il tipo di cibo di cui vi nutrite. Se mangiate molti dolciumi o cibi grassi, sostituiteli con frutta, verdura, cereali e legumi. Se la vostra dieta è già equilibrata, allora cercate di fare più esercizio - camminate o nuotate ogni giorno, ad esempio. Per mantenere l'aumento di peso raccomandato, avrete bisogno di 300 calorie in più rispetto al solito nel secondo e terzo trimestre . Nei primi tre mesi di gravidanza, ammesso si verifichi, c'è solo un lieve aumento del fabbisogno calorico. La guida migliore rispetto a quanto dovreste mangiare è il vostro stesso corpo. Se vi nutrite di cibi validi per la salute, fate un esercizio fisico moderato e mangiate regolarmente, la vostra stessa sensazione di fame dovrebbe farvi capire quando e quanto mangiare.
Molte donne preferiscono fare piccoli pasti frequenti soprattutto durante gli ultimi mesi di gravidanza, quando sembra non esservi abbastanza spazio per il cibo. Questo è particolarmente vero per le donne Vegane, poiché la loro dieta è più ricca di fibre e massa, il che rende difficile mangiare molto in un'unica volta. Pasti piccoli e frequenti possono essere d'aiuto anche per aumentare leggermente di peso. Tuttavia, ciò non significa che bisogna preparare sei pasti al giorno. Per pasto può intendersi anche semplicemente una ciotola di cereali, uno yogurt di soia, frutta, burro di arachidi e crackers, o mandorle e uva passa.
Le ultime quantità raccomandate per il fabbisogno di proteine in gravidanza sono inferiori rispetto alle precedenti indicazioni. Se la vostra dieta è varia e contiene buone fonti di proteine quali prodotti a base di soia, fagioli e cereali, potete rilassarvi e non preoccuparvi di assumere quantità insufficienti di proteine in gravidanza.
Altri importanti nutrienti in gravidanza includono il Calcio, la Vitamina D, il Ferro, la Vitamina B12, lo Zinco e l'Acido Folico.
Il Calcio e la Vitamina D sono entrambi necessari per lo sviluppo delle ossa e dei denti. L'assorbimento di Calcio è elevato in gravidanza , per cui se la vostra dieta è leggermente scarsa di Calcio, il vostro organismo è in grado di compensare automaticamente tale carenza. Le donne Vegane potrebbero aver bisogno di un apporto di Calcio inferiore rispetto alle donne onnivore, in quanto la dieta vegana, grazie alla minore quantità e qualità di proteine, può essere responsabile di una minor perdita di Calcio. Durante la gravidanza si raccomanda di mangiare cibi ricchi di Calcio quattro o più volte al giorno. Tali cibi potrebbero includere verdure, tofu ottenuto con solfato di Calcio e melassa. Alternative possono essere snack di tahini e crostini o fichi. 
La vitamina D, che si produce nell'organismo in seguito all'esposizione della pelle al sole, non si trova normalmente nei cibi di cui si nutrono i Vegani. Le donne in gravidanza che seguono la dieta Vegan dovrebbero esporsi con le mani e con il viso al sole d'estate per almeno 20-30 minuti, due o tre volte a settimana . Un supplemento di 10 microgrammi (400 IU) di Vitamina D dovrebbe essere preso ogni giorno dalle donne in gravidanza che seguano una dieta Vegan e che vivano a latitudini settentrionali durante l'inverno (a causa della ridotta intensità della luce del sole) e da coloro che si espongono poco al sole (ad esempio chi lavora al chiuso durante le ore diurne) .
In gravidanza sono necessarie maggiori quantità di Ferro per andare incontro all'aumentato volume di sangue circolante della madre e per la formazione del sangue del bambino. La RDA di Ferro in gravidanza è di 30 mg al giorno , che è una quantità difficile (sebbene non impossibile) da introdurre con qualunque tipo di dieta. Se non riuscite ad introdurre tale quantità di Ferro unicamente con la dieta, dovreste considerare la possibilità di utilizzare degli integratori di Ferro a basso dosaggio.
Il fabbisogno di Vitamina B12 è più elevato in gravidanza, a causa del ruolo della Vitamina B12 nella sintesi dei tessuti. Se avete intenzione di allattare al seno, dovrete assicurarvi di possedere sufficienti scorte di Vitamina B12 nell'organismo, in modo tale che il vostro latte ne possa contenere abbastanza da compensare anche il fabbisogno del bambino. Fonti di Vitamina B12 sono il latte di soia integrato (controllate l'etichetta, poiché si trova raramente), gli analoghi fortificati della carne (cibi derivati dal glutine di grano o dalla soia che assomigliano alla carne, al pollo o al pesce) e gli integratori a base di Vitamina B12. Esistono integratori vitaminici che non contengono prodotti animali.
Lo Zinco è un minerale che è necessario per la crescita e lo sviluppo. Di fatto, le dosi di Zinco raccomandate durante la gravidanza sono doppie rispetto a quelle per le donne non gravide. Buone fonti di Zinco includono cereali e noci.
L'Acido Folico è un altro nutriente il cui fabbisogno appare più elevato durante la gravidanza. Le verdure dalle foglie scure sono la fonte più ricca di Acido Folico per i Vegani. Altre buone fonti sono i cereali integrali, le noci, i legumi e le arance.









lunedì 8 dicembre 2014

Cruently-free

Prodotti crueltly-free


Troppi simboli, sigle e "autocertificazioni a pagamento" confondono gli animalisti.
Una delle prime cose che si impara quando ci si avvicina al problema della vivisezione per combatterla, è che possiamo comprare cosmetici (sia make-up che prodotti per l'igiene personale) e detergenti senza crudeltà o "cruelty-free", cioè che non incrementano la vivisezione.
Questo aspetto purtroppo è più complesso di quanto si creda e non è facile capire quali sono le marche di prodotti che si possono comprare quando si decide di non incrementare la vivisezione.
Purtroppo negli ultimi tempi si è aggiunto un ulteriore elemento che contribuisce non poco a rendere più fumosa la situazione: la diffusione del circuito pubblicitario VeganOK, una "autocertificazione a pagamento" che aggiunge confusione a una materia già complessa e allontana le persone dalle scelte realmente cruelty-free. Esaminiamo la situazione per fare chiarezza.

Test cosmetici su animali: il problema degli ingredienti

Su questa complessità giocano coloro che vogliono spacciare certi prodotti come "cruelty-free", siano esse le aziende produttrici o chi le pubblicizza a pagamento. Vediamo allora come fare per capire cosa bisogna comprare e cosa bisogna evitare, per non incrementare la vivisezione.
Ad oggi, nessun cosmetico come "prodotto finito" (shampoo, crema, schiuma da barba, ecc.) viene testato su animali (mentre fino a pochi anni fa anche quello poteva essere testato), mentre sono sempre obbligatoriamente testati su animali gli ingredienti che compongono quel prodotto. Questo è un obbligo di legge, non si può evitare.
E non si tratta certo di test innocui per gli animali: a parte che solo il tenere gli animali in gabbia e ucciderli a "fine uso" è un maltrattamento estremo, oltre a questo i test che gli animali devono subire sono davvero invasivi e dolorosi.
Sono più di vent'anni che la battaglia per rendere completamente illegali i test su animali per i cosmetici continua, e FORSE nel 2013 verranno vietati tutti, anche quelli sugli ingredienti, a livello europeo, ma la parola "forse" è d'obbligo, infatti sono attive diverse petizioni da parte di varie associazioni antivivisezioniste europee allo scopo di scongiurare il pericolo di slittamento di questa data. Se consideriamo che la prima pubblicazione della direttiva che avrebbe dovuto vietare tutti i test su animali per cosmetici risale al 1993, e da allora ci sono stati slittamenti continui, è facile capire come non si possa certo cantar vittoria.

Lo Standard Internazionale

Allora, quando possiamo definire un prodotto cosmetico "cruelty-free", se le cose stanno in questo modo? Ebbene, esiste uno Standard Internazionale, chiamato appunto "standard cruelty-free", sostenuto da associazioni antivivisezioniste di tutto il mondo, sia europee che statunitensi che di altre parti del mondo, il quale definisce che una data azienda è conforme allo Standard stesso quando ovviamente il prodotto finito non è testato su animali (e questo, in Europa è vero sempre, mentre in altre parti del mondo può non essere così), e i singoli ingredienti utilizzati nel prodotto non sono stati testati dopo un certo anno, chiamato cut-off date fissa (fixed cut-off date).
Questo cosa significa? Significa che il produttore di cosmetici si impegna a non comprare nuovi ingredienti, che verrebbero sottoposti per legge a test su animali, e quindi incrementerebbero la vivisezione. Un produttore che, per esempio, aderisce allo Standard nel 2010, dice: "Io sto usando certi ingredienti, che per forza di cose sono già stati testati nel passato; chiedo ai vari fabbricanti di questi singoli ingredienti quando sono stati testati su animali e vedo che la data più recente è (per esempio) il 1995. Mi impegno allora, da ora in avanti, a non utilizzare ingredienti nei miei prodotti che siano stati testati DOPO il 1995. In questo modo, sicuramente non incremento la vivisezione".
Infatti, se si continuano a usare ingredienti qualsiasi, senza prendere alcun impegno, per ogni ingrediente nuovo che si introduce nella formulazione dei prodotti, questo avrà causato nuovi test su animali. Se invece si afferma: "Mi impegno a non usare più nessun ingrediente nuovo, che sia stato testato su animali DOPO la data dichiarata come cut-off date", questo equivale a non incrementare la vivisezione, ed è il criterio che tutte le associazioni antivivisezioniste di tutto il mondo usano.
Il metodo della cut-off date fissa è l'unico metodo affidabile per assicurarsi di non incrementare la vivisezione a fini cosmetici, è quello che tutte le associazioni antivivisezioniste di tutto il mondo usano. Le aziende che aderiscono a questo Standard e si sottopongono a certificazione da parte di un ente di controllo possono utilizzare su tutti i loro prodotti il simbolo del coniglietto che salta con le due stelline che vedete qui sopra.
Attenzione, però: molte aziende che aderiscono a questo Standard non mettono questo bollino sulla confezione, quindi il fatto che non ci sia non significa che quei prodotti non vanno bene. Vanno bene tutti i prodotti delle aziende che aderiscono allo Standard.
Come fare dunque a sapere quali sono? L'unico modo è affidarsi a una lista che elenchi tutte e solo le marche che soddisfano i requisiti di questo Standard. Si può fare riferimento per questo alla lista di VIVO - Comitato per un consumo consapevole, che alla pagina:
Le ditte "cruelty-free": quali sono e dove trovare i loro prodotti 
http://www.consumoconsapevole.org/cosmetici_cruelty_free/lista_cruelty-free.html
elenca: le aziende che aderiscono alla certificazione ICEA-LAV attraverso l'organismo di controllo ICEA; più quelle che aderiscono allo stesso Standard ma con autocertificazione 
gratuita direttamente presso il Comitato VIVO, gestita dalla dott.ssa Antonella de Paola, autrice del libro "Guida ai prodotti non testati su animali". L'autocertificazione gratuita serve per dare la possibilità anche alle aziende che non vogliono pagare per la certificazione ICEA, ma che soddisfano comunque i requisiti dello Standard, di essere elencate tra quelle cruelty-free.
Vi sono inoltre aziende straniere i cui prodotti si trovano anche in Italia: queste possono certificarsi attraverso organismi della propria nazione, e sono elencate nel database globale gestito dalla BUAV, l'associazione antivivisezionista inglese (il link a questo database si trova sempre nelle pagina di VIVO sopra citata).

La cortina fumogena

Vista la situazione complessa, è molto facile per chi vuole spacciarsi per cruelty-free senza esserlo fare delle affermazioni che sono "vere" tecnicamente, ma che di fatto confondono le idee alle persone. Un modo molto comune è affermare, da parte di un'azienda "i nostri prodotti non sono testati su animali". Tecnicamente è vero, il prodotto finito non è di certo testato, ma questo è vero sempre, la differenza tra cruelty-free o meno la fanno i test sugli ingredienti, quindi se uno compra tranquillo quel "prodotto non testato" in realtà sta comprando un prodotto qualsiasi, i cui ingredienti non soddisfano alcuni standard.
Un altro modo di creare una cortina fumogena, più "sofisticato" è dire che il produttore del cosmetico "non commissiona" test su animali, né sul prodotto finito, né sugli ingredienti. Qui viene da sentirsi più rassicurati, si pensa "ah, bene, qui prendono in considerazione anche gli ingredienti!". Invece anche questa frase non assicura nulla, perché non è certo il produttore del cosmetico che commissiona al fabbricante di ingredienti i test su animali, nessun produttore lo fa! Questi test sono fatti dal fabbricante della singola sostanza chimica per norma di legge.
Quindi, di nuovo, un'affermazione tecnicamente vera (nessuno può accusare di menzogna o di truffa), e che però non serve a nulla, perché afferma un'ovvietà, qualcosa che è vero per tutte le aziende.
Queste affermazioni si trovano abbastanza spesso sui siti delle aziende, oppure nelle loro mail di risposta quando si chiede loro se i loro prodotti sono cruelty-free o meno. Ma da un po' di tempo a questa parte, un altro attore è sorto all'orizzonte, che sostiene le stesse cose, e confonde le idee alle persone: si tratta di VeganOK, un circuito pubblicitario che offre una "AUTOcertificazione a pagamento" alle aziende i cui siti e prodotti verranno pubblicizzati sul sito VeganOK - che fa parte del network di Promiseland, VeganBlog, VeganExpo, ecc. VeganOK è una iniziativa commerciale, è importante notare che le iniziative del network di Promiseland sono commerciali, a scopo di lucro, gestite da un'azienda, NON sono attività non profit gestite da associazioni e volontari. Non che questo sia un problema, non c'è nulla di male in una iniziativa commerciale, di per sè, ma teniamolo presente, non si tratta di iniziative animaliste e vegan di volontariato.
Riguardo ai test su animali, VeganOK NON assicura in alcun modo l'adesione allo Standard cruelty free, ma afferma solo che il produttore di cosmetici "non ha commissionato" test su animali per prodotto finito e ingredienti, vale a dire che afferma l'ovvio.
Il problema è che chiamandosi il marchio "VeganOK" si è portati a pensare che il prodotto sia vegan, quindi "senza crudeltà" anche per quanto riguarda i test su animali. Invece no, ed è importante saperlo per scegliere quali marche di cosmetici comprare, se si vuole evitare di incrementare la vivisezione.

Gli ingredienti animali

Un altro aspetto per giudicare se un prodotto è "senza crudeltà sugli animali" è la presenza o meno di ingredienti di origine animale al suo interno (ad es. sego, latte e derivati, uova, prodotti delle api, collagene, placenta, seta, ecc.), perché, se vi sono ingredienti animali, significa che degli animali sono stati uccisi per produrli, qualsiasi essi siano. Il discorso fatto finora era relativo al cruelty-free dal punto di vista della sperimentazione animale, perché lo Standard Internazionale citato riguarda solo quello.
In aggiunta dunque all'essere cruelty-free dell'intera marca, quindi di tutti i prodotti di una data azienda, va considerato il problema della presenza o meno nei singoli prodotti di ingredienti di origine animale. Nell'elenco delle marche sul sito VIVO, siano essere certificate ICEA o provviste di autocertificazione gratuita, viene riportato (quando l'informazione è stata fornita dal produttore) se una data azienda non usa alcun ingrediente animale (ed è ovviamente questo il caso da preferire) o se ne vengono usati in alcuni prodotti, e quali. Se un'azienda è "in regola" dal punto di vista della vivisezione, ma TUTTI i suoi prodotti hanno ingredienti animali, non viene riportata nella lista. Se invece solo alcuni prodotti contengono ingredienti animali, si cerca di evidenziare quali sono e comunque si avverte l'utente che deve fare attenzione agli ingredienti del singolo prodotto.
Cosa fa in questo campo VeganOK? In teoria, il "bollino" VeganOK può essere apposto solo ai singoli prodotti che sono vegan, cioè senza ingredienti animali. Nella pratica, però, sappiamo che:
1. Il produttore spesso non mette il bollino sulla confezione, come non mette il coniglietto con le stelline che simboleggia il cruelty-free sulla sperimentazione animale. Quindi bisogna comunque esaminare tutti gli ingredienti.
2. Se si va a vedere sul sito del produttore, il bollino VeganOK di solito campeggia in home page o addirittura sull'header, e si vede quindi in tutte la pagine. Questo porta a pensare che tutti i prodotti siano vegan, cosa che non è vera.
3. Ci sono casi in cui la quasi totalità dei prodotti non è vegan, e solo qualcuno lo è (es. 25 prodotti non vegan, 1 vegan). Un malcapitato che visita il sito, vede in home page il bollino VeganOK e poi naviga il sito per comprare qualche prodotto, non può capire che nessuno di questi è vegan, a meno di non incappare nell'unico vegan, in cui c'è scritto "Certificato VeganOK" e rendersi conto che invece negli altri non c'era scritto...
Morale, bisogna comunque leggere gli ingredienti e il bollino VeganOK aiuta ben poco anche nello specifico campo degli ingredienti di origine animale, anzi, crea confusione anche in questo campo. Molto più utile sarebbe che il produttore scrivesse semplicemente "Non contiene ingredienti animali", cosa che può sempre fare, senza bisogno di autocertificazioni-a-pagamento (perché se non fosse vero commetterebbe una frode, e chi glielo fa fare?).

Conclusione

Purtroppo la materia del cruelty-free è complessa, e servirebbe far maggiore chiarezza, anziché rendere la situazione ancora più confusa: in aggiunta alle dichiarazioni fumose e fuorvianti (ma legalmente e "tecnicamente" corrette) delle aziende, ora abbiamo una iniziativa, quella del circuito pubblicitario VeganOK, che crea ancora più confusione, perché, pur essendo le sue dichiarazioni, come quelle delle aziende "legalmente e tecnicamente corrette" di fatto portano le persone a scegliere marche che non sono cruelty free. Questo equivale a portare persone che vorrebbero acquistare prodotti cruelty free ad acquistare invece prodotti qualunque, la qual cosa di fatto nuoce alla lotta contro la vivisezione, e quindi agli animali.
Marina Berati - 2 agosto 2011 





domenica 7 dicembre 2014

Parliamo un po'di noi - About us

Ci sono 2 "tipi" di Vegani : i Vegan animalisti ( o Vegani assoluti ) e i Vegan salutisti.

E le differenze sono davvero sostanziali !



I vegan animalisti hanno come primo e , il più delle volte , unico obiettivo la salvaguardia della vita degli animali destinati all'alimentazione umana. Portano, quindi, avanti, soprattutto azioni di sensibilizzazione contro la macellazione , e i suoi metodi, e contro gli allevamenti intensivi. Un banchetto per strada è , quasi sempre, gestito da vegan animalisti. Per quella che è la mia esperienza , solitamente i vegan animalisti non riescono ad avere un atteggiamento di apertura verso chi non è vegano, e questo , spesso, purtroppo , diventa controproducente, perchè si viene classificati come estremisti e snob. La sensibilizzazione del mondo onnivoro spesso avviene tramite la proiezione di filmati abbastanza cruenti che mostrano le sofferenze a cui sono sottoposti gli animali destinati alla macellazione, tanto quanto le galline da uova o le mucche da latte. Ultimamente ha fatto tanto rumore il servizio di Report sullo spiumaggio delle oche................mi chiedo tutti quelli che fino a quel momento hanno sempre scelto d'indossare le piume d'oca e poi sono rimasti scandalizzati dalla tortura a cui sono sottoposte le povere oche , cosa pensavano che le oche andassero dal parrucchiere o si spiumassero con il silkepil ???
I vegani che hanno a cuore, soprattutto, la salute degli animali , a volte, ne hanno molto meno per la propria di salute. Si cibano di soia , senza chiedersi se è ogm o no e, in generale, sono poco attenti alla qualità del cibo di cui si nutrono.

I vegan salutisti , invece, sono attentissimi a ciò che mangiano: niente farine bianche, o , in generale cibi raffinati, niente caffè, niente zuccheri, l'unico ammesso è lo zucchero integrale di canna, altrimenti si preferice il malto o lo sciroppo d'agave . Quasi tutti prediligono alimenti biologici, alla pasta i cereali in chicchi, e spesso tendono al crudismo.
La sensibilizzazione del mondo onnivoro , avviene per lo più a tavola, infatti i vegan salutisti hanno un atteggiamento più soft e inclusivo verso chi non è vegano. E , molto spesso, sedere a tavola con un vegano incuriosisce , genera domande e mette quella pulce nell'orecchio che in alcuni poi trova casa.
Certo a volte dare da mangiare ad un vegano salutista non è semplice , per chi vegano non è, e niente pasta bianca, e niente grassi e niente zucchero...... e l'elenco delle varie malattie croniche a cui si va incontro con una dieta onnivora  alla fine ci fa essere considerati dei gran rompiscatole.
Naturalmente la salute degli animali, e il non farli soffrire, è parte fondamentale anche nella scelta dei vegan salutisti.


A parer mio in ogni circostanza l'elasticità e un atteggiamento pacifico attraggono e possono avvicinare molte più persone......anche i carnivori !!!







There are two "types" of Vegan: Vegan for animal rigths (or vegans absolute) and Vegan for health.

And the differences are really substantial!

The vegan animal rights have as the first and, more often than not, the only aim at protecting the life of animals for human consumption. Lead, then, forward, especially advocacy against the slaughter, and its methods, and against factory farming. A banquet on the street is almost always run by animal rights vegan. For what is my experience, usually vegan animal rights fail to have an open attitude towards those who are not vegan, and that, often, unfortunately, becomes counterproductive, because it is classified as extremists and snobbish. Raising awareness in the omnivorous often occurs through the screening of movies quite gory showing the suffering faced by the animals for slaughter, as much as laying hens and dairy cows. Lately he made so much noise service Report on defeathering of geese ................ I ask all those who until now have always chosen to wear the feathers and goose then they were offended by the torture to which they are subjected to poor geese, what they thought that the geese go to the hairdresser or spiumassero with silkepil ???
Vegans who care, above all, the health of animals, at times, they have a lot less for your health. They eat soy, without wondering if it is GM or not, and, in general, are not very sensitive to the quality of the food they eat.
The vegan health fanatics, however, are attentive to what they eat: no white flour, or, in general, refined foods, no coffee, no sugar, the only admitted is sugar cane integral, otherwise you preferice malt syrup or d 'agave. Almost all prefer organic food, pasta cereals in grains, and often tend to raw food.
Raising awareness in the omnivorous, mostly takes place at the table, in fact health conscious vegans have a more soft and inclusive to those who are not vegan. And, very often, sit at the table with a vegan curious, generates questions and put the flea in the ear then finds that in some house.
Sure sometimes give food to a healthy vegan is not easy for those who are not vegan, and nothing white paste, and no fat and no sugar ...... and the list of various chronic diseases that we encounter with an omnivorous diet in the end makes us be considered of great nuisance.
Of course the health of the animals, and do not make them suffer, is a fundamental part in the choice of vegan health conscious.


In my opinion in all circumstances the elasticity and a peaceful attitude attract and can bring many more people ...... even carnivores !!!